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Giovedi 8 Aprile 2010
Giovedì 8 aprile 2010
ore 18 Biblioteca Civica
ingresso salita liceo
Coessenza - Edizioni Erranti - Radio Ciroma - Mediateca della Biblioteca Civica di Cosenza - Officine Babilonia

presentano
Altai di Wu Ming
alla presenza degli autori.
LETTERA APERTA ALLA CITTA' DI COSENZA
Camminiamo domandando, dicono da oltre vent’anni molte comunità sparse in ogni angolo del mondo, impegnate nel farsi riconoscere dalle istituzioni nel proprio diritto ad esistere e a vivere con dignità. È quanto chiediamo anche noi, associazioni e movimenti insieme alla comunità Rom di Cosenza, in un tempo che di riconoscimento e di rispetto della dignità di persone e comunità proprio non vuol sentir parlare! E non ci riferiamo solo a Rosarno, a via Padova, a Castel Volturno, a Corigliano e altrove: ci riferiamo anche a Cosenza, dove da più parti si afferma che è ormai imminente lo sgombero dei campi Rom siti in prossimità del fiume Crati.
Recentemente, durante un’assemblea a cui hanno preso parte associazioni, movimenti e realtà sociali ne abbiamo discusso ampiamente e intendiamo partecipare quanto è emerso.
Chiediamo che la data del 1 marzo, giorno entro il quale è previsto lo sgombero dei campi, venga sospesa e che si costituisca, invece, un’assemblea permanente aperta a tutti i cittadini, le associazioni, i movimenti, l’intera società civile, al fine di elaborare, insieme ai Rom, proposte concrete per costruire ‘dal basso’ percorsi di inclusione sociale che si pongano in aperta controtendenza rispetto al diffuso clima di negazione e rifiuto dell’Altro.
In tal senso, sosteniamo che la realizzazione di un campo attrezzato rappresenti un primo passo per il riconoscimento della dignità e dei diritti di una comunità perseguitata nei secoli e, ancora oggi, discriminata. Vogliamo costituire uno spazio adeguato entro il quale sperimentare modelli virtuosi di convivenza e reciproco riconoscimento improntato a regole sociali condivise.
Ci appelliamo alle Autorità competenti, Prefetto, Presidente della Regione Calabria, Presidente della Provincia di Cosenza e Sindaco di Cosenza di fare propria, nell’immediato, la nostra richiesta di sospensione del provvedimento, come già apertamente proposto dal Vescovo di Cosenza mons. Nunnari.
Invitiamo la cittadinanza tutta e le autorità a prendere parte ad una discussione pubblica, insieme alla comunità Rom, che si terrà a Cosenza il prossimo 26 febbraio 2010.
È ora di mobilitare le coscienze!!
ASSEMBLEA CITTADINA SULLA QUESTIONE ROM
VENERDI, 26 FEBBRAIO, ORE 17.30
SALONE DI RAPPRESENTANZA Palazzo dei Bruzi
Caritas Diocesana Cosenza; Comunità ROM di Cosenza; Circolo culturale Popilia; Sentiero Nonviolento; Commissione Nazionale Immigrazione PRC-SE; Stella Cometa; Centro Informa Immigrati; Radio Ciroma; Ass. Fata Morgana; Ass. donne ecologiste; Comitato beni comuni Cosenza; F.O.R.A.; Ass. La Kasbah; Officine Babilonia; Ass. Baobab; Mo.CI ong; Ass. San Pancrazio; Bruzia Soccorsi; Coordinamento provinciale Cosenza di Sinistra ecologia e libertà; Ass. Verde Binario; Comunità Latino America; CoESsenza; CGIL Camera del Lavoro di Cosenza; MoVI Regionale Calabria.
COSENZA, SPONDA SINISTRA DEL FIUME CRATI, PIANETA TERRA

LA SCUOLA DEL VENTO NEL VILLAGGIO ROM

Nel 2006 ci siamo riuniti per la prima volta in uno spazio autogestito. Abbiamo deciso di chiamarci Coessenza. Accomunati dalla passione per la scrittura, condividiamo conoscenza, lettura e reciproco ascolto. Ci unisce la voglia di camminare in basso. Diamo il nostro piccolo contributo nella lotta contro il diritto d’autore che in Calabria, come in molti altri luoghi, domina in maniera mafiosa il sistema dell’editoria. Per un anno abbiamo solo parlato, letto, ascoltato. Poi ci siamo decisi a pubblicare racconti, poesie, saggi. Non è andata male. Anzi, se avessimo voluto diventare una casa editrice, forse non ci sarebbe stato difficile farlo. Ma non era questo che volevamo fare. Allora, nel terzo anno di attività, ci siamo detti che bisognava provare ad andare ancora più in basso, cercando nuovi linguaggi, sperimentando forme innovative di espressione in mezzo alle persone che vivono nei quartieri periferici della città, dai quali molti di noi provengono, in cui alcuni di noi abitano. In questo sforzo di ricerca, quando Elisabetta ci ha fatto notare che sulla riva sinistra del fiume Crati, a Cosenza, sul pianeta Terra, la situazione è più difficile che mai, abbiamo deciso di incontrare i bambini “invisibili” del villaggio rom. Insieme a loro, collaborando anche con altre associazioni sensibili ai diritti dei migranti, abbiamo dato il via alla Scuola del Vento. Si chiama così perché una delle prime volte che siamo entrati nel villaggio, il vento si è divertito a lanciare in aria il nostro gazebo che ha cominciato a rotolare tra le baracche. Tutti insieme divertiti lo abbiamo inseguito. È bello vedere una scuola che vola. Inseguendo il gazebo, ci è capitato di guardare in alto. E così dal campo rom abbiamo intravisto i tetti della città. Non li avevamo mai notati, i tetti. Grazie a Tony e ad altr@ vecch@ e giovan@ compagn@, per alcune settimane abbiamo tenuto lezioni di Italiano, Matematica, Decupage e Artigianato. I bambini rom imparano subito, ti aspettano con ansia quando sanno che vuoi insegnar loro qualcosa e hai scelto di farlo nel loro mondo, quello dei gitani, all’aperto, lontano da aule anguste e chiuse, dove tante scuole italiane, purtroppo, ritengono ancora di poter “formare i cittadini”, limitandosi però ad allevare polli-bambini. Aule strapiene, insegnanti mummificati, progettifici, scarse attività di recupero, otto ore in classe, razzismo, quantificazione del sapere... per fortuna non tutte le scuole sono così, ma ce ne sono tante. In queste scuole non troveranno mai spazio né i rom né tanti altri ragazzi che non provengono dalle famiglie pubblicizzate negli spot televisivi di una nota marca di biscotti. Noi non vogliamo distruggere l’istituzione scolastica. Anzi, facciamo di tutto affinché i ragazzi di tutte le etnie e culture la frequentino. A Cosenza ci sono pure scuole che si sono poste l’obiettivo di concedere cittadinanza in aula ai rom. Ma in generale nell’ultimo decennio si è imposto il modello scuola-azienda, a volte degenerante in assurde mini-istituzioni totali che noi sogniamo di destituire, esautorare. Vogliamo dare il nostro piccolo contributo. Sappiamo che i bambini del villaggio rom rischiano di diventare, tra qualche anno, i soldatini della ‘ndrangheta del domani. Quelli che riscuoteranno tangenti, venderanno droghe, ruberanno macchine per chiedere il riscatto e, in caso di necessità, saranno “battezzati” per andare a compiere missioni di morte. Ciò è accaduto in questa terra negli ultimi vent’anni. Le comunità nomadi, da sempre, sono state spinte a privarsi delle loro radici culturali. Corpi, consensi e saperi comprati e svenduti. Al di fuori della carità e della compassione che a volte finiscono solo per allevare disperazione e sotterrare l’umana dignità, in pochi hanno fatto veramente qualcosa di costruttivo con gli zingari. Per noialtri, montare il nostro gazebo nel villaggio per due o tre volte a settimana, significa imparare, divertirci, praticare una didattica diversa, esercitare un’Altra cittadinanza, ribellarci all’ondata di paura e moral panic. Mentre i malgoverni delle città studiano le prossime mosse per divorare i fondi europei disponibili in materia di contrasto alla discriminazione dei rom e sinti, la mancata soluzione della questione gitana spinge intere popolazioni, che con essi vivono a contatto, a identificare il male con gli zingari, trascurando il problema di quanta aggressività e disperazione si annidino nelle nostre famiglie, nei nostri condomini, negli uffici pubblici, sui luoghi di lavoro, nelle caserme, nei tribunali e nelle italiche strade. Per i prossimi due mesi ci fermeremo. Andremo a trovare i bimbi rom solo per giocare a pallone con loro. Perché ogni scuola ha i suoi tempi di pausa. Poi, in autunno, se le altre associazioni cittadine e gli adulti rom vorranno continuare a condividere questa esperienza, riapriremo la Scuola del Vento. Nella speranza di rivedere una verde scia luminosa solcare il cielo al tramonto, com’è accaduto in una sera di giugno, sul villaggio in riva al Crati. Non un miracolo. Forse un meteorite. Di certo era una scia volante persistente e colorata, che si muoveva rapida seguendo il fiume. E i nostri sogni pure. Cosenza, luglio 2009 La Coessenza
"Così raccontano i nostri vecchi.."
I racconti del Subcomandante Marcos durante l'Otra Campaña 15 / 6 / 2009



Intra Moenia pubblica i racconti del Subcomandante Marcos durante l'Altra campagna, tradotti da Claudio Dionesalvi. E' un progetto di Ya Basta! L'intero ricavato sarà devoluto alle comunità ribelli zapatiste in Chiapas, Messico. Collaborano l'associazione Coessenza ed Edizioni Erranti di Cosenza.
Il libro verrà presentato nel prossimo autunno a Cosenza. Nelle librerie è già disponibile. Per chi volesse acquistarlo o presentarlo:
- in calabria tobbia@tin.it
- nel resto d'Italia yabastanapoli@yahoo.it
http://www.globalproject.info/it/produzioni/Cosi-raccontano-i-nostri-vecchi/838


Introduzione
Quando a scuola si studia la storia dei popoli indigeni d’America, i ragazzi e le ragazze stentano a credere che esistano ancora i Maya. Infatti i libri scolastici insegnano che sono stati sterminati cinque secoli fa dai conquistatori europei ed analoga sorte è toccata ai Pellerossa, agli Aztechi ed agli Inca.
Eppure i Maya sono ancora lì, nel sudest del Messico, nello Stato del Chiapas. Coltivano le terre che hanno occupato durante l’insurrezione del gennaio 1994. Amministrano i territori liberati. Resistono alle continue aggressioni del governo messicano che ha cancellato i loro diritti e vorrebbe annientarne l’identità e la memoria storica.
Hanno ideato un proprio sistema amministrativo che funziona fuori dalle istituzioni del malgoverno. Indossano il passamontagna dell’EZLN, affinché il mondo sappia che esistono. Come altre popolazioni indigene del continente americano, i Maya non si rassegnano. Per milioni di uomini e donne di tutto il mondo la loro ribellione è uno spiraglio di luce e speranza. Perché non essendo una rivolta desiderosa di conquistare il potere, riesce a realizzare un modo diverso di creare relazioni umane, abitare i luoghi e costruire democrazia Gli zapatisti parlano con gli occhi e vedono con le parole. Le loro forme di comunicazione e di lotta ci insegnano a pensare ed agire al plurale. A migliaia di chilometri di distanza il loro cammino di autonomia contribuisce a dare un senso ad innumerevoli esperienze di ribellione che fioriscono in diverse zone del pianeta.
L’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ci insegna che la qualità del cammino è più importante della meta da raggiungere. Non esiste una strada già tracciata. Bisogna realizzarla insieme.
In carovana con l’Associazione Ya Basta abbiamo incontrato l’autonomia zapatista e l’Altra Campagna: un’esperienza di democrazia dal basso che si compie mediante un percorso di incontri con le comunità ed i movimenti che in quella zona della Terra resistono al neoliberismo. Attraverso i linguaggi della poesia, rievocando l’epica indigena, in questo cammino collettivo chiamato Altra Campagna che si compie grazie alla capacità di ascoltare i popoli, il Subcomandante Marcos narra i sogni ribelli di un presente ed un futuro tutti da costruire. Lottando per la dignità umana.
I racconti che pubblichiamo portano una data precisa. Sono stati scritti e letti durante gli incontri che il Subcomandante Marcos, Delegato Zero, ha svolto in tutto il Messico durante i primi mesi del 2006 mentre iniziava a prendere forma l’Altra Campagna. In molti casi con gli zapatisti le date non hanno importanza, riletti con gli occhi di oggi ci servono infatti per riflettere sul presente in Messico e in casa nostra.
E' USCITO IL SILIDRILLO!!


È uscito Il Silidrillo. Vive tra i laghi della Sila. Come i lupi e come l’identità ribelle silana, è in agguato.
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