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La Scuola del Vento

Messinetti su Il Manifesto


APERTURA | *di Silvio Messinetti - COSENZA*
altra italia
*La scuola DEL VENTO*

L'esperienza di Vaglio Lise, comunità roma in provincia di Cosenza, sotto ordinanza di sgombero da parte della Procura. L'appuntamento per la prova di forza è fissato per domani. Ma trova l'opposizione del F.o.r.a., la rete di «indigeni» ultima trincea della civiltà
Sembrava che il finale fosse già stato scritto. Ed era un lieto fine di accoglienza e solidarietà. Invece, la storia dei rom di Vaglio Lise, già raccontata dalmanifesto, avrà, con ogni probabilità, un'appendice. Di segno diametralmente opposto. A neanche cento giorni dal decreto del Tribunale di Cosenza, che accoglieva i ricorsi contro i 96 fogli di via per altrettanti rom abitanti nel villaggio sulla riva sinistra del fiume Crati, un'altra tegola si abbatte sulla storica comunità nomade cosentina. Dal 1 febbraio scorso è, infatti, pienamente in vigore un'ordinanza di sgombero e sequestro preventivo dell'area dove sorge la baraccopoli rom. Un'ordinanza della procura della Repubblica di Cosenza che aspetta solo effettiva esecuzione. Entro e non oltre il prossimo 1 marzo. Come dichiarato in calce al provvedimento dai giudici inquirenti di Via Sicilia.
La risposta dei movimenti
Si scrive F.O.R.A. e si legge Federazione Orizzontale Ribelle Autonoma. E' l'acronimo dietro cui si raccoglie il cartello di associazioni e movimenti cosentini che da anni seguono e assistono da vicino i rom nel loro triste calvario, nella loro interminabile odissea. E puntuale non è mancata la loro risposta all'ennesimo «tintillar di sciabole» dello Stato e delle istituzioni contro i rom di Vaglio Lise.
Tanto per cominciare, le associazioni antirazziste non si meravigliano affatto del rapporto della Procura, alla base dell'ordinanza, visto che «la magistratura finge solo adesso di scoprire le pessime condizioni di vita e alloggiative dei rom note a tutti, e a noi per primi». Sono mesi che gli antirazzisti chiedono, invano, un villaggio attrezzato in città partendo da alcune sacrosante richieste: portare acqua ed elettricità all'interno del campo sul Crati, rimuovere la spazzatura nauseabonda, installare i bagni chimici. I cittadini rom di Vaglio Lise, di nazionalità rumena e, dunque comunitari a tutti gli effetti, «si sarebbero persino autotassati per sostenere gli oneri economici di questi interventi», spiegano i movimenti, che respingono, di contro, l'idea dell'sgombero forzato. «La magistratura inquirente è chiamata come istituzione a verificare non tanto le condizioni di vita del campo rom quanto, piuttosto, se le autorità locali assieme al governo centrale hanno adottato effettivamente tutte le misure necessarie ad assicurare i diritti fondamentali dei cittadini ivi stanziati», sostengono gli attivisti. Ebbene, le istituzioni non hanno fatto niente per evitare in questi anni la ghettizzazione dei rom che vivono nel disinteresse generale, eccezion fatta per l'attività portata avanti instancabilmente dal F.O.R.A. Per questo, la nuova ordinanza suona grottesca per i movimenti «in quanto essa occulta gli obblighi di protezione che gli amministratori hanno nei confronti di chi abita sul territorio, rafforzando così l'idea già dilagante nel paese che gli stranieri vadano cacciati e repressi, segregati ed esclusi da ogni forma di partecipazione seria e pianificata in quanto essi stessi causa della loro povertà. Con questo provvedimento la magistratura ha messo in mora la politica e non solo i cittadini rom e questo è inaccettabile perché, per le inadempienze delle élites, a rimetterci, come sempre, sono gli ultimi, i diseredati, i rom».
Ad ogni modo, e per essere chiari sul punto, nella loro lotta i rom non chiedono case o assistenzialismo fine a sé stesso. Chiedono solo di non essere buttati fuori dalle loro baracche, con le ruspe, gli elicotteri, con plotoni di carabinieri, alle 5 del mattino, come è già avvenuto a Cosenza negli ultimi anni. E per questo respingono con forza e con sdegno l'ordinanza di sgombero che li farebbe ripiombare nell'incubo della deportazione coatta.
I 400 rom di Vaglio Lise, e il team di legali a loro supporto, fanno leva sulle motivazioni alla base del decreto di annullamento dei fogli di via, emanato a novembre scorso dal tribunale bruzio. In cui si sottolineava con nettezza che «il godimento dei diritti riconosciuti nella Carta dei Diritti Sociali della Unione Europea deve essere garantito senza alcuna distinzione basata sulla razza, il colore della pelle, il sesso, la lingua, la religione, l'ascendenza nazionale o l'origine sociale, e questo vale ancor di più per i rom data la realtà di persecuzioni, povertà e pregiudizi da cui essi fuggono».
La battaglia giuridica è, dunque, solo agli inizi, pronta a trasmigrare nelle sedi europee di competenza, «insieme all'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione segnaleremo alla Corte europea tutte le violazioni che dovessero verificarsi durante lo sgombero - dichiara Fulvio Vassallo Paleologo, del team di legali - qui non siamo a Rosarno ma ci sono, comunque, analogie evidenti a partire dai ritardi e dalle inadempienze delle istituzioni. La procura lo sa, tant'è che il termine del 1 marzo è legato all'impegno assegnato al Comune di Cosenza affinchè individui una soluzione alloggiativa alternativa».
La Scuola del Vento
Si chiama così perché la prima volta che un gruppo di professori ed operatori del volontariato di Cosenza sono entrati nel campo rom sul greto del Crati il vento ha spazzato via il gazebo che ha cominciato a rotolare tra le baracche. Ma questo piccolo inconveniente non ha impedito, giorno dopo giorno, di portare avanti un progetto straordinario di integrazione e pedagogia infantile. Nel 2009 nasce, infatti, la Scuola del Vento, un'istituzione dal basso per la formazione autonoma e la compatibilità culturale. Ci lavorano insegnanti di strada e promotori culturali che hanno come finalità la sperimentazione didattica, la prassi antirazzista e la costruzione di un'Altra scuola. Nel rapporto con le famiglie rom, l'approccio relazionale mira a favorire la frequenza dei bambini nelle scuole statali italiane. Tuttavia, a fronte dei numerosi casi di dispersione, la Scuola del Vento cerca di garantire ai ragazzi che vivono nella baraccopoli di Vaglio Lise elementi di alfabetizzazione di base.
Alla vigilia della Befana è stata inaugurata, con una grande festa protrattasi fino a tarda notte, la nuova sede della scuola, una costruzione in legno realizzata dalla comunità rom e dalle associazioni del F.O.R.A che hanno lavorato ininterrottamente durante le festività natalizie. E questo vento caldo di gioia e solidarietà soffia forte durante ogni lezione, di Italiano, Matematica, Artigianato, Decoupage, che i professori impartiscono ai bambini rom, ogni pomeriggio dalle 17 in poi. E i bambini rom imparano subito, aspettano con ansia e curiosità che qualcuno insegni loro qualcosa, scegliendo di farlo nel loro mondo, nel loro habitat, quello dei gitani, all'aperto, errante, lontano da aule anguste e chiuse.
Un altro vento, il vento gelido della repressione e degli sgomberi, rischia di spazzare e portar via con sè anche questi straordinari laboratori di convivenza ed integrazione multietnica.

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