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Un intimo e denso laboratorio di settembre

Per Coessenza

Un intimo e denso laboratorio di settembre


28 settembre - Un laboratorio intimo quello di settembre. Stretto intorno al cerchio un nucleo essenziale, che acquista l’aggettivo di essenziale perché ormai divenuto consuetudine, rituale oserei dire.
Dal primo laboratorio del 2006 nella nave dei sogni ci si ritrova ancora intorno al cerchio, questa volta al Centro di documentazione “Raffaele De Luca”. Il tempo scorre, i luoghi cambiano, ma i semi piantati restano e germogliano.
Quello della Coessenza è un cerchio che si allarga e si restringe, assume sfumature e intonazioni diverse ogni volta. Forse è fisiologico, funzionale alla definizione di un nucleo essenziale che si alimenta con la poesia e con la narrazione.
Gli incontri non sono mai tutti uguali. Si prova a definire degli schemi ma, inevitabilmente, questi schemi saltano. E questo non diventa problema, piuttosto si gode della magia dell’inatteso perché ogni laboratorio è ciò che esce dall’interazione di chi si stringe intorno al cerchio, dalla condivisione di differenti energie, dalla melodia delle parole che smettono di essere dell’autore per diventare collettive.
Anche questa volta è saltato ogni schema. Il laboratorio non si apre con la lettura di una fiaba, ma come punto della strada, sosta di un cammino che si sta percorrendo in maniera gioiosa e condivisa, lontano da grida e tensioni, con una gestione del conflitto sana perché basata su amore e rispetto reciproco.
Una fiaba vivente, dunque, nella società guerrafondaia dello spettacolo e dell’opinione, dove i protagonisti sono uomini e donne che coltivano la terra con pazienza, senza fretta, rispettando i tempi e i cicli della natura.
Una parte di raccolto è già pronto.
La Coessenza è invasa da proposte di pubblicazione, tanti sono i progetti in cantiere, con NDA le sue parole stanno viaggiando per l’Italia e tanti sono i libri pronti per la lavorazione finale. Un sorriso timido avvolge il cerchio, il cammino intrapreso appare commovente.
I tempi per le pubblicazioni potrebbero essere definiti come i “tempi della Coessenza” che altro non sono se non quelli dello scrivere. Ritmi diversi, con pause e irrefrenabili corse.
Forse perché la Coessenza è un noi che si parla attraverso la poesia, la narrazione, con l’intento - più o meno conscio - di scrivere e diventare storia, un giorno. Il tempo è lento.
In un punto della strada emergono anche le criticità, ma la coessenza le vive senza fretta, nodi da sciogliere a poco a poco con la calma dell’esperienza.
I libri vanno spinti, i contatti vanno intensificati, probabilmente dovremmo studiare qualche strategia di marketing e comunicazione. Il fatto è che intorno al cerchio ci sono poeti, romanzieri, sognatori e a tratti appare ridicola la parola marketing, sussurrata con lo stupore di bambini.
Il noi sognante della coessenza, però, ci sta provando. Fuori dagli schemi consueti, girando attorno a delle pratiche da far cadere in disuso, sta tentando di inventare un modo nuovo di gestione del denaro. Tutto dipende dal valore che gli si dà, strumentale alla sussistenza. Sono tentativi in sperimentazione che ancora non hanno trovato un compimento, ma un esperimento dopo l’altro aiuterà a trovare la condizione giusta. Una cosa è certa: l’equità della coessenza sta nella diversità di ciascun libro e del suo autore.
Ogni pubblicazione si fonda su un rapporto di amore, fiducia, rispetto e responsabilità tra l’autore e la Coessenza, come in una vera e propria relazione. Quanto e come ci si dà l’uno con l’altro, quanto e come si mette in comune, quanto e come ci si aiuta nella crescita reciproca e nella crescita del frutto di quell’amore: il libro.
Ora abbiamo due presentazioni imminenti: sabato primo ottobre finalmente presenteremo le Fiabe Apocrife di Giuliano Cuccurullo, che tanto ci hanno fatto ridere nei laboratori in cui il lavoro è stato presentato.
Data da destinarsi per il libro di poesie di Marisa Righetti, Lisa ama il blues, una pubblicazione che ha coinvolto emotivamente la Coessenza in maniera particolare.
Ernesto Orrico, voce consueta delle parole recitate della Coessenza, ci comunica che ci siamo quasi: la raccolta di versi, racconti, spezzoni che, di tanto in tanto abbiamo letto nei laboratori passati, è conclusa.
“Appunti per spettacoli che non si faranno”, raccolti tra il 2005 e il 2011.
Quindi ci siamo, può iniziare il lavoro di costruzione pratica del libro.
Claudio legge un racconto contenuto in una più ampia raccolta di racconti di scuola, in stile parlato. E in un attimo Ugo ci fa ritornare ai giorni di scuola e ci insegna la filosofia dell’ultimo banco.
“Oi, sulu oi” ci suggerisce Ernesto continuando le sue letture e ci si chiede che cosa è possibile nell’attesa che esca il caffè. Rime in dialetto, vermi che escono fuori davanti lo specchio. Del resto, si tratta di un concerto per guerrigliero abbandonato.
Il laboratorio inizia come punto della strada, ma si conclude con la poesia.
Si parla di fermenti, dell’assoluta necessità di riempire le piazze e le strade, perché è dalla strada che si può costruire un mondo nuovo. E questo ce lo insegna la poesia di strada della Coessenza con le parole di Salvatore, di Marisa, di Giuseppe, dei nostri poeti e delle nostre poetesse.
Stefania legge la sua “Incroci” dove un tesoro, mito e virtù, custodisce il sacro seme della ribellione. L’auspicio è di trovare quel tesoro custodito dalle dolci acque incrociate di una città assopita dall’oblio.
La Coessenza si saluta con la lettera di Manuela dedicata al fratello Giampiero che è tornato a Madre Natura come Essere Pulito e si lascia con un pensiero di Carl Gustav Jung tratto da L’uomo e i suoi simboli:
“Il tuono non è più la voce di un dio incollerito, il fulmine non è più la sua arma di vendetta. Nessun fiume racchiude spiriti e l’albero ha cessato di essere il principio vitale dell’uomo, nessun serpente incarna più la saggezza e la grotta della montagna non nasconde più un grande demone. Non si sentono più voci che escono dalle pietre, dalle piante e dagli animali e l’uomo non parla più con essi ritenendo di potere essere udito. È scomparso il suo contatto con la natura, e insieme a questo, è scomparsa pure la forza emotiva che gli procuravano tali rapporti simbiotici”.
L’augurio è per tutti coloro i quali sognano un mondo come natura, ritrovare la forza emotiva necessaria per creare un cerchio sempre più grande dove ognuno ha un valore con la sua diversità, le sue parole e i suoi silenzi, dove l’orizzontalità è virtù, il fine è comune e dove il pensiero complesso rinuncia alla sua egemonia sul pensiero semplice che, nella sua linearità, ci riporta al necessario, all’essenziale, all’ancestrale. E cosa c’è di più ancestrale della relazione, della fiducia, dell’amore?
L’idea di fondo è che senza amore non si fa rivoluzione e senza rivoluzione il mondo sarà sempre meno umano e noi sempre più umanoidi.
È una necessità di fondo riempire le piazze e le strade perché non c’è più nulla da sapere, nulla da valutare, nulla da sviscerare, lo sappiamo già che un mondo così a noi non ci piace. Dobbiamo solo condividere questa repulsione che si manifesta sui nostri corpi sempre più malati.
Nell’insistente ricerca di un equilibrio tra tribalismo, esistenzialismo ed energie personali la Coessenza vi dà appuntamento al prossimo laboratorio, nel mese di ottobre.
Nel frattempo ci si augura di incontrarsi per le strade dello sdegno.

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