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LISA AMA IL BLUES, risuona la narrazione cantata

Archivio Incontri e Iniziative

LISA AMA IL BLUES, risuona la narrazione cantata


16 novembre - Dentro, intorno, fuori la poesia di Marisa Righetti -
Cut-up dalla presentazione di LISA AMA IL BLUES, tenutasi martedì 15 novembre al chiostro di San Domenico. Valentina Valentini: È una poesia che ha una funzione pragmatica. Franco Dionesalvi: Le poesie di Marisa hanno sovente un andare narrativo, ma attenzione all’ultimo verso che a volte rivela una capacità di straniamento, di discesa profonda, di sorriso. Donata Chiricò: Attirare l’attenzione su un mondo che è culla e prigione allo stesso tempo. Rocco Taliano Grasso: C’è un elemento simbolico nei suoi versi, non solo nel vento che si leva a spazzare tutto, ma anche nel grande albero.

- Tonia Iannuzzi: nel suo video, quadri speculari, colori confliggenti, carrellata di dettagli iterati. “Avrei potuto prendere il libro e lasciare che ogni poesie evocasse delle immagini. Ma se avessi fatto questo, ne sarebbe venuto fuori un surrogato del libro senza nessun tipo di sentimento, di elaborazione. Cogliendo invece l’essenza, la forma si sarebbe autodefinita. Allora ho preferito annullare tutto il banale, ho pensato al vissuto di Marisa. Ho desiderato quindi che ci fossero tanto la strada, la maschera, gli sdoppiamenti, ma il tutto su un’unica immagine che si forma e cresce autoalimentandosi”.
La musica è di Tommy Muto. Una musica che risveglia la nostra sensorialità, agisce sulla percezione, perché è una musica di effetti che serve a stimolare tutto ciò che abbiamo dentro e che non fuoriesce.

- Valentina Valentini: "È una poesia che ha una funzione pragmatica. Evoca un senso del vissuto e del dolore che mi impedisce di esercitare una critica".
- Franco Dionesalvi: “La Coessenza è una casa editrice non casa editrice, un gruppo che si incontra per discutere sulle parole. Le poesie di Marisa hanno sovente un andare narrativo, ma attenzione all’ultimo verso che a volte rivela una capacità di straniamento, di discesa profonda, di sorriso. Non è mai una poesia aggressiva. È un cammino interiore sì, ma non sempre. Dal ‘900 in poi siamo abituati a una poesia dell’ego, solipsistica. Nella poesia di Marisa c’è questo, ma c’è pure un’attenzione all’esterno. Non sono solo proiezioni della mente di chi scrive. ‘le canzoni d’amore le amo ma le sento sbronze come le canzoni che canticchiava mio padre’. In qualche caso c’è quasi il tentativo di racconto collettivo, cioè l’autore coinvolge le voci di diverse persone. È una narrazione polifonica. È una poesia dell’interrogazione, però attenzione, la domanda sembra essere: io ho diritto a scrivere? Chi sono io per farlo? Non è forse un lusso, una violazione di una regola, Il fatto che ho scelto di essere poeta? Se non ci fosse un uso saggio, sottile, dell’ironia, questo esercizio diventerebbe troppo drammatico, insostenibile. È una lirica densa di umanesimo, di umanità. La poesia ci viene presentata come una stanza, un rifugio”.
- Donata Chiricò: “Ho cancellato il lavoro accademico che ho fatto, l’ho cancellato dopo aver conosciuto Marisa ieri sera. Sono poesie piene di immagini, di ruoli, persone. Attirare l’attenzione su un mondo che è culla e prigione allo stesso tempo”.
- Rocco Taliano Grasso: “… come in una sorta di psicodramma ad episodi, una serie di pagine strappate a un diario intimo. Capire questo rapporto con la scrittura è fondamentale. Poesia è questo corpo a corpo con la parola, col mistero. C’è un elemento simbolico nei suoi versi, non solo nel vento che si leva a spazzare tutto, ma anche nel grande albero. Un rapporto col sacro dissacrante, legato al suo essere donna. Nel corso del tempo, la detentrice di parole è diventata spesso una strega. Il riappropriarsi della parola è il veleno di cui Marisa ci parla. Il senso della coralità è un’intuizione importante. È il travaglio di un’anima pura”.
- Marisa Righetti: “È bello vedervi arrivare uno alla volta, ogni volta, nonostante sia lo stesso libro ripubblicato per tre volte. Vorrei scrivere tanti altri libri per rivedervi ancora. Sono i critici che alla fine costruiscono i poeti”.
Perentoria la voce di Alessandra Colucci. Tenue e determinato il basso di Francesco Falcone.

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