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Se l'autore si autointervista

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Se l'autore si autointervista


30 dicembre - È uscito “Racconti erotici”, di Franco Dionesalvi, edito da Coessenza.
Per presentarvelo, abbiamo chiesto all’autore di farsi una auto-intervista.

Franco Dionesalvi intervista Franco Dionesalvi

-Allora, parliamo di questo libro

“Inaugura nell’ambito della casa editrice Coessenza, una collana che si chiama Coesseros. Si tratta di volumetti agili e leggeri, intorno alle 80 pagine, che raccolgono gli accostamenti all’erotismo di persone che lo fanno in maniera non abituale. O perché sono opera di scrittori che in genere trattano di tutt’altro (come nel mio caso), o perché a scrivere sono non-scrittori, casalinghe, persone che usano uno pseudonimo”.

-Per la verità nel tuo caso non è proprio una novità. Quando eri assessore alla cultura a Cosenza, scoppiò un caso intorno a una tua poesia che conteneva espressioni molto spinte.

“Ah, ti vedo bene informato su di me…”

-La polemica finì in consiglio comunale. È stato un caso più unico che raro, di un consiglio comunale impegnato a discutere una poesia.

“La cosa era pretestuosa, attraverso me si voleva colpire chi mi aveva nominato. Ma è vero che su certi argomenti sopravvive un moralismo ipocrita, che è riemerso dopo la rivoluzione culturale degli anni Sessanta-Settanta. A quel tempo un atteggiamento aperto e sincero in tema di sessualità sembrava cosa acquisita. Ma poco dopo si è tornati a coprire e nascondere. Il che in ambito di espressioni artistiche è assurdo. La letteratura, l’arte hanno bisogno di esprimersi senza cappe, senza costringimenti. Ma in realtà poi non accade. Basti pensare, e la cosa ha degli aspetti grotteschi, che Silvio Berlusconi, quando si insediò a palazzo Chigi, fece coprire il seno disegnato di una donna, su un quadro del Tiepolo, con un reggiseno”.

-Quanto dici è difficile da accettare. Come puoi parlare di censura in una società basata proprio sull’esibizione? La pornografia dilaga. In particolare nelle televisioni. E anzi c’è da preoccuparsi per i rischi che corrono i bambini…

“Bisogna riproporre una vecchia distinzione, quella fra erotismo e pornografia. L’erotismo è gioioso, ed è espressione di corpi che si manifestano, di corpi in fiore. Il che non vuol dire corpi giovani, rispondenti a modelli standard. Vuol dire corpi che si compiacciono di essere al mondo, di dispiegarsi come fiori, ognuno con la sua personale irripetibile cifra di bellezza. E poi l’erotismo è scoperta, conoscenza. Penso ad esempio a Pasolini, a film come il suo ‘Decameron’…”

-Invece la pornografia?

“La pornografia è violenza. E compiacimento della violenza. Quindi corpi abbattuti, corpi ripresi nella loro sofferenza ed esposti senza pietà. Facendo violenza al loro senso del pudore, alla loro disperata ricerca di riservatezza. Pornografia è lo stupro. Ma anche la guerra. E pornografia è mostrare otto-dieci volte le immagini di corpi che, magari per un’alluvione, vengono travolti e trascinati via. È…”

-Così finirai col parlare del Grande Fratello.

“Ma vuoi lasciarmi completare il pensiero?”

-Un bravo giornalista è quello che finge di far parlare l’intervistato, ma poi invece parla sempre lui.

“Ecco, bravo. C’è anche una pornografia del talk-show. Ma dicevo soprattutto della morte, esibita come violenza finale: la telecamera che si appropria del tuo corpo e lo esibisce ormai come pura cosa, avendolo sottratto interamente al tuo controllo”.

-Torniamo ai tuoi racconti.

“Si tratta di quattro racconti. Che ho scritto in anni diversi. Perché sono stati quasi degli “incidenti”, mentre scrivevo d’altro”.

-E forse proprio per questo appaiono particolarmente freschi, ispirati perché non del tutto voluti. A cominciare dal primo, “Il Rombo Rosa”. Dovresti però spiegare ai lettori cos’è il rombo rosa, perché si tratta di materia sorprendente e decisamente eccitante.

“No, preferisco non svelare troppo. Se vogliono saperlo, devono comprare il libro. Piuttosto vorrei tornare al tema dell’erotismo. Perché dopo Reich che aveva ipotizzato la “rivoluzione sessuale”, dopo il femminismo che ci aveva insegnato un diverso atteggiamento verso il corpo, dopo i movimenti hippy e libertari… beh, tutto questo è rientrato, come se non fosse mai accaduto. A Castelporziano, al festival dei poeti, nel 1979, ricordo che a un certo punto qualcuno ha cominciato a spogliarsi, lanciando la parola d’ordine che lì bisognava stare “senza mutande, per togliersi le mutande anche dal cervello”. Nel giro di poco tempo si è spogliata la grande maggioranza delle persone che erano lì, soprattutto giovani ma non soltanto, e si trattava di migliaia di persone. E in tutto ciò non c’era niente di sporco; al contrario, si sentiva che bisognava essere più autentici, senza mediazioni, senza trucchi. Che scoprire il proprio corpo era un modo per rendere possibile una apertura interiore, un disvelamento spirituale”.

-Io però ritorno a Berlusconi. I corpi nudi ci sono, e sono molto presenti e molto visibili nelle nostre cronache degli anni Duemiladieci. Ma sono quelli delle signorine in cerca di scorciatoie verso il successo, che frequentavano la discoteca personale del premier.

“Il problema, in casi del genere, è rendersi conto di quello che perdiamo. In queste orge pornografiche viene travolto quello che invece è vivo e vitale. Ossia la scoperta del corpo, e l’incontro dei corpi, come gioia di essere e di esserci. Non possiamo rinunciarci distrattamente. Non possiamo davvero credere che le masturbazioni reciproche che si fanno attraverso Facebook possano stare nello stesso cassetto del Decameron, dell’”Impero dei sensi” di Oshima, di “Vizi privati, pubbliche virtù” di Jancsò”.

-Hai citato Facebook e questo mi dà il là per porre un’altra questione. In diversi dei racconti presenti in questa piccola raccolta (sono quattro in tutto) la narrazione è spostata in un prossimo futuro, siamo insomma in territorio fantascientifico. Perché questa scelta?

“La fantascienza mi interessa molto. Ma non di per sé, non come genere con le sue regole e i suoi immancabili fanatismi. Piuttosto come opportunità. Perché si presta magnificamente a compiere una introspezione collettiva più che individuale. Ossia a scandagliare i fantasmi del nostro inconscio condiviso. Insomma ,stare in un viaggio interplanetario dentro una astronave gravitazionale è una magnifica occasione per fare un percorso dentro se stessi, nei nostri incubi perenni, e nella nostra millenaria ricerca di un senso e di una presenza superiori”.

-Poi l’ultimo racconto: è diverso dagli altri. Parla del presente e delle solite miserie, di onorevoli loschi e di menages di coppia opprimenti. Ed è come se i precedenti racconti, che pure sono autonomi, rientrassero in questo, vi venissero contenuti...

“La dimensione erotica come gioia del proprio corpo, come scoperta e piacere di essere un corpo, è molto difficile da vivere in un tempo così alienato, in cui tutto complotta per una nostra progressiva, inarrestabile dissociazione. Però la sconfitta non è inevitabile. Costi quel che costi, bisogna riprendersi questo territorio, così vitale e così necessario. Anche se – è quello che indica quest’ultimo racconto – più che un territorio esteso lo spazio della sessualità si presenta come un’isola, ebbene a quest’isola noi dobbiamo approdare. È troppo bello ed essenziale, e nessuna playstation può sostituirlo”.

-Beh, alla prossima intervista

“No, di’ al direttore che la prossima volta mi mandi un altro”.

(Illustrazione di Luigia Granata per "Racconti erotici")

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