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Capire un esodo

Appunti

Capire un esodo


8 gennaio - APPUNTI IN UNA SERATA DI INIZIO GENNAIO ALL'AUTOSTAZIONE DI COSENZA -

Se vuoi capire l'esodo di un popolo ti basta assistere alle decine di partenze di autobus dall'Autostazione di Cosenza, alle sei di sera di un cinque gennaio, alla fine delle vacanze natalizie. Prime, seconde, terze generazioni di nuovi emigranti si incrociano, ci sono io, vicino a me c'è Ciccio ingegnere piu' piccolo di me di cinque anni, ci sono le insegnanti già madri deportate in paesini sconosciuti della pianura padana, relegate in scuole elementari di periferia in attesa di trasferimento. Le scene sono una riedizione di vecchi stereotipi meridionali: mamme che piangono, ragazze che abbracciano ragazzi e magari dentro sanno pure che la lontananza può mettere alla prova il fisico, il cuore e l'anima; figli che tranquillizzano padri e madri in apprensione. La percentuale di panini avvolti in metri di carta stagnola e' notevole e verso Sala Consilina l'odore dei vruoccuoli i rape e sazizza si mischia con quello della frittata. Ora provate a moltiplicare queste scene per tutte le città del Sud: Cosenza, Catanzaro, Messina, Salerno e l'elenco sarebbe troppo lungo. E allora scatta la considerazione amara abbandonata sull'asfalto della Salerno-Reggio Calabria. In questi giorni di permanenza a Cosenza ho letto tutti i giorni il giornale, ho assistito senza parole alle primarie del Pd e a quelle di SeL. Speravo intanto di trovare parole, almeno parole, di rinnovamento, pensavo di trovare volti nuovi e invece vecchi politici di professione hanno riconquistato il territorio, tutto si e' risolto nella vecchia guerra interna tra correnti d'affari. "Quel candidato e' mio!"
" Quell'altra invece e' la mia! Ha cinquant'anni, non ha mai fatto il bene dei cosentini e dei calabresi ma prende il massimo dei voti e allora e' lei il nuovo che avanza!"
I chilometri vengono macinati dalle ruote del bus con i sedili comodi, almeno questo, i pensieri corrono e piano piano le lacrime si asciugano, le madri ritornano a casa dopo aver sentito i mariti bestemmiare nel traffico di corso d'Italia, i ragazzi cercano di non pensare alle loro ragazze e tutto questo durerà fino alla prossima discesa: 24 e 25 febbraio, esercizi di democrazia e partecipazione ci diranno in tutte le salse, per me amaramente sara' l'ennesimo atto dello sciacallaggio di una classe politica autorigenerante che continuerà a pensare ai propri affari e non al BENE COMUNE.
E allora con la fantasia provo a immaginare un 25 febbraio sera, l'Autostazione con partenze regolari, la citta' piena di giovani, ognuno libero di partire oppure no, i telegiornali che annunciano la vittoria di un nuovo movimento politico popolare, tutta gente nuova eletta in parlamento: insegnanti, operai, studenti, medici, casalinghe, disoccupati. I vecchi politici demoliti e costretti a nascondersi per non prendere troppi vafanculo. La Salerno- Reggio Calabria continua a scorrere mentre mi godo la scena ad occhi chiusi sotto le note di Mr. Tamburine man. Ad un certo punto una ragazza interrompe il flusso disordinato dei pensieri e mi chiede se il posto accanto al mio e' libero. Mi sembra nuova del giro, saluta la madre in lacrime in una piccola stazione di servizio sperduta nelle campagne di Spezzano Albanese, interrompo l'esecuzione di Bob Dylan nel momento in cui l'assolo di armonica si fa piu' intenso e percepisco senza troppi giri mentali che quel 25 Febbraio sognato e' ancora lungo a venire.
Andrea Bevacqua



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