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Suoni di bongo nel cuore vivo della città

Appunti

Suoni di bongo nel cuore vivo della città



Dal 16 al 19 marzo l’area liberata delle ex officine ferroviarie ha rappresentato uno dei centri nevralgici della città, punto di riferimento per le centinaia di migranti giunti nel capoluogo bruzio per la tradizionale fiera di S. Giuseppe. Ad accoglierli quest’anno, grazie alla risposta generosa di tanti cosentini, con oltre 500 posti letto e centinaia di pasti caldi messi a disposizione nei capannoni del C.p.o.a. “Rialzo”, il comitato di “Fera ara mmersa”, progetto condiviso da diverse realtà cittadine laiche, che fanno delle battaglie sociali il loro pane quotidiano. Ara mmersa, proprio come è il nostro modo di concepire il Mondo, cercando di rovesciare i luoghi comuni e vivendo in maniera critica e ribelle la quotidianità. Abbiamo cercato di riportare la fiera al suo antico senso, dando spazio nella nostra area, agli artigiani e ai coltivatori locali, abbiamo offerto ai migranti piatti rigorosamente africani, organizzato dibattiti e promosso il calcio vero, quello fatto di passione e sudore, con la partita tra il Cosenza e il Clandestino F.C.
I migranti arrivano nella nostra città da Napoli e dagli altri grandi centri del sud. Per lo Stato, clandestini o regolari che siano, rappresentano solo un problema o una fonte di speculazione, come ci insegna la vicina Rosarno. Loro “invadono” impavidi le nostre strade portando con loro esperienze di vita travagliate, fatica ma anche tanto colore e allegria. I vari Mhoamed e Mustafa si mischiano alla comunità cosentina, da sempre pronta all’accoglienza. Il castello svevo dall’alto sovrasta l’ infinito serpentone di stand a valle, migliaia le persone in piazza da tutta la provincia, la mercanzia è la stessa ogni anno, ma il cosentino non resiste al richiamo della tradizione. L’odore acre del carburante viene sopraffatto dal forte aroma di cipolla, i dialetti, dalla Campania al Senegal si mischiano, cosi come l’odore della salsiccia e del kebab, e come i colori accesi e vivi che rendono unico il continente nero. Il sole di marzo pian piano sparisce dietro le insolite montagne innevate, la comunità africana si riunisce nell’area delle ex officine, dove dalla mattina alcune loro connazionali friggono e cucinano, la fila per la mensa è lunga, il freddo è forte, nulla rispetto al deserto e al mediterraneo. C’è tanta stanchezza ma si sa: gli africani al richiamo della musica non possono rispondere che positivamente, è cosi che i bonghi iniziano a riecheggiare, l’asfalto diventa terra rossa, la luna un sole caldo, potremmo essere in un quartiere popoloso di Casablanca o di Dakar. Invece, siamo nel cuore della Cosenza ribelle, senza medaglie e onorificenze, che sa accogliere, che dà e riceve tanto. La fiera è finita, ricorderemo le loro storie, ci rimarranno impressi a lungo i loro sguardi. La città dei Bruzi anche per questo anno si è aperta al mondo cosi come volle Federico II nel XII secolo e forse come la desideravano Bernardino Telesio e Tommaso Campanella.

Simone Guglielmelli

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