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Alla parola

La Scuola del Vento

Alla parola "progettare" preferiamo "costruire"


sabato 7 giugno - Volevamo rimanere in silenzio. Di fronte all’ennesima tragedia avvenuta al campo rom di Cosenza, volevamo aspettare che si placassero le voci di chi oggi grida allo scandalo, e le frasi di circostanza di quanti parlano di “tragedia annunciata”. Volevamo rimanere in silenzio, ma non possiamo continuare a farlo perché ancora una volta il mondo delle associazioni che da anni si incontrano e confrontano con la gente di Vaglio Lise, torna a diventare capro espiatorio attraverso cui occultare la disorganizzazione delle istituzioni che, a tutti i livelli, avevano in questi anni la responsabilità di intervenire per evitare quanto è successo. Dal solito Cipparrone, dal sindaco Occhiuto, e poi dai social network, provengono esternazioni che gettano discredito sul lavoro delle associazioni, dipinte senza distinzione come un universo affollato di utopisti o parassiti che lucrano sulle disgrazie altrui.
Certamente il cosiddetto “terzo settore” presenta notevoli contraddizioni, comportamenti discutibili e progetti che rispondono ad esclusivi interessi privati. E sicuramente anche la vicenda dei rom romeni di Vaglio Lise ha rappresentato in questi anni il pretesto per l’approvazione di progetti scollegati dalla realtà e dall’interesse generale. Ma in questi casi noi stessi abbiamo polemizzato, sebbene alcuni leggessero le nostre rimostranze come espressione di invidia e competizione sfrenata. La nostra verità è però un’altra, e l’abbiamo detta in tante occasioni: a noi non interessano i “progetti”. Alla parola “progettare” abbiamo sempre preferito la parola “costruire” che è più umile, pratica, tendente all’ascolto. Per questo, insieme ai rom, abbiamo partecipato a decine di Tavoli e incontri istituzionali, ma senza mai prendere un euro e senza mai presentare un progetto. Assieme ai rom abbiamo in questi anni avanzato decine di proposte possibili, a portata di mano delle istituzioni, formalizzate e dettagliate nell’Agenda Rom consegnata l’anno scorso alla città. Inutile dire, però, che tutte le proposte avanzate sono rimaste inascoltate, e che il poco che siamo riusciti concretamente a fare, l’abbiamo fatto in tutta solitudine, fuori dal clamore mediatico.
Non sappiamo quali e quanti obiettivi abbiamo raggiunto. Di certo non molti. Tuttavia non ci stancheremo di combattere il nichilismo di chi ritiene che nulla sia possibile. Né ci stancheremo di difendere le nostre proposte (non progetti), sottolineando come le esperienze più positive di inclusione dei rom, sono state quelle che hanno avuto la capacità di ancorarsi alla realtà di un popolo che da secoli non conosce il nomadismo; che hanno saputo riconoscere la grande eterogeneità esistente fra le famiglie rom e calibrare gli interventi in funzione di tali specificità; che hanno superato i vecchi approcci emergenzialisti per realizzare interventi integrati, non esclusivi né ghettizzanti, di cui hanno beneficiato non solo i rom ma l’intera collettività; e che soprattutto hanno coinvolto i diretti interessati, responsabilizzandoli in maniera duratura sulle scelte da effettuare, per migliorare l’efficacia delle politiche e ridurre gli sprechi.
Tali orientamenti sono gli stessi che oggi richiede di mettere in campo la c.d. Strategia nazionale d’inclusione dei rom. Dopo tanta demagogia e dopo tanti fallimenti, sarebbe il caso che qualcuno nelle istituzioni iniziasse a prenderne atto.

La Scuola del Vento
Ass. Sentiero Non Violento
Circolo Culturale Popilia
Ass. San Pancrazio

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