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Centro Documentazione Interattivo R. De Luca

Le relazioni pericolose


Domenica 14 novembre 2010 - Calabria Ora

Un’altra idea della Calabria
Presentato a Cosenza il libro di Loredana Nigri

Cosenza – “Le relazioni pericolose” edito da Pellegrini editore e scritto dall’assistente sociale Loredana Nigri, insieme a un gruppo di quindici suoi colleghi, racconta con tocco leggero il rapporto tra operatori del sistema sanitario e utenti.
Claudio Dionesalvi, mediatore e “presentatore” del libro sui 105.700 di radio Ciroma nel centro documentazione dedicato alla memoria di Raffaele De Luca, dà vita a un momento di confronto: “Ci chiamano francescani, ma noi siamo ribelli, insegnanti usciti dal ruolo, che creano contatti tra le persone”, dichiara riferendosi all’impegno nei campi Rom da insegnante a quello con l’associazione culturale editoriale “Coessenza”.
“Quando facevo il servizio civile ho imparato che in realtà erano proprio le persone a cui davo il mio aiuto che aiutavano me. Mi aiutavano a crescere, a conoscere e a formarmi come persona”, continua Dionesalvi. Punti di riferimento instancabili, gli operatori “colmano lo spazio tra le persone e le istituzioni”, aggiunge l’insolito professore, che continua a ricevere riconoscimenti da tutta Italia per l’impegno con i Rom, ma non dalla sua città. “Alla base del nostro atteggiamento c’è un’altra idea della Calabria”. L’autrice esordisce con un tono di rimprovero: “Di solito i medici parlano poco e male, raccontarsi è importante”. Rapporti costruiti sulla parola e sull’oralità, che infondono fiducia, episodi ingenui e autentici messi su carta con un linguaggio cinematografico. Un libro che la Nigri stessa definisce un “piccolo miracolo eretico”, che aspira all’omeostasi, quello stato di equilibrio così agognato.
“Franco Petramala, il nostro ex dirigente, mi diceva che scrivere non serve alla sanità. Ma scrivere è riflessione, e riflettere serve”, continua la dottoressa Nigro, che ammette “non si fa l’assistente sociale. Si è assistente sociale”. Da sempre gli operatori rispondono al doppio mandato del sistema della sanità e degli utenti: “Noi nell’ufficio non ci dovremmo stare. Quello che ci caratterizza è dover affrontare vite di scarto, quella distanza invasiva tra noi e il mondo”. E vorrei vedere in questa città una maggiore assunzione di responsabilità per le persone scomode, fastidiose”, stavolta la voce è più dura, ma la dottoressa spera nella formazione dei prossimi assistenti sociali, di cui lei si occupa. Il libro è autofinanziato dagli operatori che l’hanno scritto, ma viene presentato come un prodotto dell’azienda, ed è stato richiesto da molte università italiane, tra cui l’Unical, “difenderlo è faticoso ed esaltante, ma con esso difendo il coraggio degli operatori”, così ha concluso l’incontro l’assistente scrittrice.
Nunzia Capitano

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