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BDD tra i libri preferiti di Claudio Metallo

Recensioni

BDD tra i libri preferiti di Claudio Metallo


Tratto da www.casasirio.com


- Claudio Metallo: documentarista, scrittore, ramingo calabrese… dicci qualcosa di te che non sappiamo.

Ho studiato DAMS-Cinema a Bologna, città che, insieme a Napoli, considero la mia seconda casa, anche se lei forse non lo sa. Ho sempre bazzicato i centri sociali, infatti nei ringraziamenti del mio libro figura l’Ex Mercato 24. Mi considero un mediattivista e ho realizzato una marea di materiale video con la televisione di strada bolognese Teleimmagini. Amo il mare, il cinema e mi piace coltivare la terra.

- Come una foglia al vento (cocaine bugs) da dove nasce?

Io realizzo documentari che trattano temi difficili, ma mi premuro di raccontare storie positive, come ad esempio nel mio film L’Avvelenata. Cronaca di una deriva (2013), dove tratto della questione delle navi dei veleni, cioè navi cariche di rifiuti affondate nel Mediterraneo. In quel documentario parlo sia del problema drammatico dei rifiuti, ma anche della grande manifestazione di Amantea del 24 ottobre del 2009, in cui i calabresi si sono ribellati a chi ha inquinato per anni la nostra terra e il nostro mare. Nel reportage ‘Un pagamu-la tassa sulla paura (2011), realizzato con Nicola Grignani e Miko Meloni, si parla della questione del pizzo, del racket dell’estorsioni. Anche in questo caso il punto di vista è quello degli imprenditori che hanno saputo ribellarsi ai loro aguzzini come veri partigiani. Quando scegli di raccontare storie come queste con il mio approccio, hai un’enorme responsabilità nei confronti delle persone che ti concedono il loro tempo e il loro racconto. Voglio far arrivare a più persone possibili le storie che ritengo importanti. È inevitabile che porsi questi problemi implica una limitazione dal punto di vista creativo, limitazione che accetto volentieri. Scrivendo un romanzo puoi invece dare sfogo a tutti i tuoi istinti sia dal punto di vista creativo che da quello politico e etico. Puoi raccontare vicende che sono sotto gli occhi di tutti, ma che è complicato descrivere attraverso un documentario che deve filmare e rielaborare la realtà.

- Il calcio è uno dei punti focali del tuo romanzo. Come mai questa scelta?

‘Come una foglia al vento’ si svolge tra la Calabria e il Sud America, sarebbe stato impossibile non parlare di calcio in una storia che tratta del continente di Pelé e Maradona. Personalmente sono appassionato di calcio e tifoso del Cosenza. Inoltre il calcio è un fenomeno sociale importantissimo. Un macro esempio è il mondiale argentino del 1978. Grazie a quell’evento sportivo, una dittatura militare spregevole e sanguinaria, dopo uno sterminio di massa, trovò una legittimazione fuori e dentro i propri confini. Una mia vicenda personale può costituire un micro esempio: mi è capitato di essermi divincolato da una situazione poco piacevole grazie alla comune passione per calcio con alcuni tizi e alla frase:”La fede non ha categoria.”

- Quale dei tuoi personaggi non vorresti mai incontrare?

Un uomo dello Stato come quello che descrivo nel libro.

- … e quale invece incontri di continuo?

Come il prete o l’onorevole Franco Farao se ne vedono tanti in giro. E purtroppo s’incontrano tanti arroganti e presuntuosi che usano il loro piccolo potere quotidiano per mantenere uno status quo o un posto in una brutta società che hanno contribuito a creare.

- Un autore di cui non puoi fare a meno e altri che adori.

Nel libro cito Osvaldo Soriano che è uno scrittore per me fondamentale. Non posso fare a meno di tanti scrittori, registi e musicisti. Mi piace moltissimo José Saramago, ma non rinuncerei a Loriano Machiavelli. Adoro Charles Bukowski e William Burroughs, ma Istanbul di Orhan Pamuk o Cronaca di una morte annunciata di Gabriel Garcia Marquez sono libri insostituibili. Ci sono anche Calvino, Vittorini, Simenon, Sciascia, Cacucci. Evangelisti. Amo anche libri di autori meno conosciuti come B.D.D. di Claudio Dionesalvi o Full Time Blues di Antonio Festival. Per la musica ho lo stesso atteggiamento: non posso fare a meno di Jimi Hendrix (Electric Ladyland, Axis: Bold as love e Band of gypsis in particolare), ma sento anche Guccini. Ascolto i Contromano ma Uprising di Bob Marley è un disco immortale, così come E sona mo’ di Pino Daniele. Nel cinema è la stessa cosa: Alberto Grifi è un faro, però amo anche Fernando di Leo, Herzog, Bressane e Sganzerla e pure Lenzi, Cavallone, Sergio Corbucci, Mike, Stephen Chow, Francesco Rosi, Lucio Fulci.

- Qual è la tua routine di scrittura? Hai un metodo o ogni giorno è diverso?

Io ho un piccolo archivio con articoli di giornale, film, documentari, fotografie e musica che conservo per i motivi più svariati. Prima di cominciare un nuovo documentario o prima di iniziare a scrivere vado sempre a sbirciarci dentro. Quando mi viene in mente una storia ho sempre qualcosa a cui poter attingere o che mi ispira. Mi piace riempire di più storie possibili i miei lavori, amo raccontare aneddoti o cerco di porre l’accento su quella che viene definita storia minuta.

Dopo aver occupato ogni possibile spazio comincio a tagliare, mi rifaccio a quella massima di Hitchcock che definisce il cinema come la vita reale senza le pause.

- Progetti futuri?

Gli ultimi tre anni sono stati iperproduttivi. Per quanto riguarda i progetti che sento miei: devo finire di montare un documentario sperimentale sui paesi abbandonati del Sud Italia, Aspettando il silenzio, prodotto da Nicola Di Pasquale. E poi ho già il materiale per cominciare a lavorare a un nuovo romanzo. Ci sono in programma anche una serie di lavori, per così dire, “alimentari”.

– Saluta!

Ciao a tutte e tutti e accattatevi ‘Come una foglia al vento’ perché spazia dai cullurrielli a Roberto Baggio, dalla cocaina ai vini di Mendoza.

http://www.casasirio.com/2015/01/14/un-caffe-con-claudio-metallo/

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