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Maresia: geografie, riti e temperamenti libertari

Recensioni

Maresia: geografie, riti e temperamenti libertari


tratto da A - rivista anarchica, giugno 2016 - Ogni libro è un incontro e quello con Maresia (l’apelido di Maria, protagonista principale, componente di un gruppo di capoeira) è un incontro speciale con Elisa Stefania Tropea, al suo terzo romanzo, scrittrice in continuo e frenetico movimento tra intelletto ed emozione.
Chi vive sul Tirreno cosentino e sin da piccolo/a seduto/a sulla spiaggia osserva i pescatori, di spalle, allontanarsi con le barche per “gettare” le reti e sperare in una pesca generosa, impara ad ascoltare il racconto del mare, la sua poesia, il suo irresistibile invito al viaggio.
L’orizzonte marino osservato dalla protagonista del romanzo, Maria/Maresia, una ragazza calabrese insoddisfatta del lavoro, ma anche della sua vita, è il Brasile. A questa meravigliosa terra è legata la sua storia familiare che si rinnova quotidianamente nei gesti e nei riti quotidiani della bisnonna quasi centenaria, Vovó Quinota, nonché nella sua vita presente caratterizzata da un forte legame d’amore con Ramón, un ragazzo di Rio De Janeiro che la introdurrà alla capoeira (arte marziale brasiliana creata principalmente dai discendenti di schiavi africani nati in Brasile con influenza indigena brasiliana, caratterizzata da elementi espressivi come la musica e l’armonia dei movimenti) e la condurrà nella terra dell’eterna primavera. Diversi sono i riti che l’autrice racconta nel libro: dalla processione in mare in onore di San Francesco di Paola al Batizado della capoeira. Sono riti brasiliani, ma anche calabresi, che l’autrice racconta senza pretese o voglie identitarie, perché esperienza e pensiero, in Maria e in Elisa Stefania, sono reciprocamente vivificanti. La particolarità di questo romanzo sta, a mio avviso, nella capacità dell’autrice di collegare il racconto, in gran parte autobiografico, ai contesti e ai conflitti sociali da lei vissuti quotidianamente. Sono riconoscibili, per chi ne condivide le passioni e le aspirazioni, gli attori della “Cosenza bella”, dove la militanza solidale, antifascista e antirazzista è una categoria dell’anima oltre che un invito all’impegno e allo sforzo quotidiano. In questa galassia laica “tudo” cambia, cambiano le persone, i contesti, spariscono e rinascono le sperimentazioni con uno spirito squisitamente e modernamente libertario. Una delle questioni più interessanti affrontate da Maria nel romanzo è quella della discussione con i genitori riguardo ai suoi progetti di vita: la convivenza senza vincolo matrimoniale con Ramón e la sua precarietà lavorativa. Come quasi in tutti i conflitti interfamiliari, dall’incontro allo scontro il passo è breve. I genitori, tra le tante accuse, imputano a Maresia di rompere la tradizione. A nulla valgono i tentativi autocensuranti della ragazza di riscrivere la sua esperienza d’amore assecondando le aspettative della madre, omettendo perfino i particolari piacevoli di una relazione dolce e coinvolgente che sarebbero stati ritenuti indecenti.
Per Hannah Arendt rompere la tradizione significa “stare fuori al freddo, nudi, privati della confortante presenza di regole o verità ultime, significa giudicare senza l’aiuto di un corrimano”.

Maresia ha avuto il coraggio di fare a meno del corrimano… e noi?
Angelo Pagliaro

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